Distimia

Cos’è la distimia ? Quali i sintomi comuni per riconoscerla?

La Distimia, rispetto alla depressione, è meno conosciuta e riconosciuta ma piuttosto diffusa.

In questa forma di depressione l’alterazione del tono dell’umore ha una durata di almeno 2 anni nei soggetti adulti e pertanto la distimia è considerata un disturbo depressivo persistente e conosciuta come depressione cronica.

La persistenza e continuità dello stato depressivo nel corso del tempo è la caratteristica fondamentale di questa patologia, che si caratterizza per sintomi fisici e mentali simili a quelli della depressione maggiore ma solitamente di minor entità.

L’elemento principale è ancora una volta l’umore depresso per la maggior parte del giorni, quasi tutti i giorni, a cui si associano almeno altri due sintomi quali:

  • scarso appetito o iperfagia;
  • problemi del sonno (insonnia o ipersonnia)
  • scarsa energia o astenia (senso di stanchezza, debolezza, ridotta resistenza allo sforzo, facile affaticamento)
  • bassa autostima
  • difficoltà di concentrazione o a prendere decisioni
  • sentimenti di disperazione

La distimia può insorgere, oltre che nella prima età adulta, già nell’infanzia o in adolescenza e a causa della sua continuità e persistenza può essere confusa come un tratto stabile del della personalità.

La credenza che si tratti del proprio carattere è la principale motivazione per cui le persone affette da depressione cronica molto spesso non chiedono intervento: il disturbo distimico frequentemente non è riconosciuto da chi ne è affetto.

È invece importante diagnosticare questo disturbo dell’umore in quanto può aumentare la probabilità dell’insorgenza di altre patologie come la depressione maggiore e i disturbi d’ansia.

Conseguenze della distimia  nel quotidiano

Le persone che soffrono di distimia si descrivono spesso come individui “pessimisti, insoddisfatti, spesso giù di corda, infelici, silenziosi e cupi” e sono descritte dagli altri similmente come “pessimisti cronici e mai contenti”:

Nell’esperienza quotidiana la distimia è una condizione così stabilmente radicata e prolungata da essere scambiata, erroneamente, per la normalità, per il carattere: l’inconsapevolezza che si tratti invece di un vero e proprio disturbo fa si che in molti continuino a soffrirne senza intervenire.

Chi soffre di depressione cronica da diversi anni ha una compromissione del funzionamento nella vita quotidiana che, seppur spesso di minor entità rispetto a una depressione maggiore, risulta pur sempre fonte di sofferenza emotiva.

Chi lamenta un disturbo depressivo persistente:

  • si giudica negativamente, si svaluta e ha scarsa autostima
  • perde velocemente interesse e piacere per le attività quotidiane
  • si scoraggiata, abbatte e demotiva facilmente quando incontra ostacoli o avversità
  • abbandona con frequenza e prematuramente attività ed interessi
  • sperimenta scarso piacere, poca soddisfazione e desiderio sessuale
  • è spesso lamentoso, critico, con una visione negativa delle situazioni, degli altri e di se stesso
  • è poco energico, affaticabile, apatico o si sente spesso stanco
  • è poco entusiasta della vita, scarsamente fiducioso e speranzoso verso il futuro
  • fatica a provare emozioni quali la gioia, l’allegria, la tranquillità e la gratificazione
  • si sente spesso scoraggiato, demotivato, malinconico, triste, colpevole e sbagliato

Sia in ambito lavorativo, sia  nella vita privata, queste persone sono poco intraprendenti, mentre troppo spesso timorose usano comportamenti evitanti nella maggior parte delle situazioni.

La persona affetta da distimia può condurre una vita con il freno a mano tirato sia nelle relazioni sociali sia nella sfera professionale, isolandosi o scegliendo attività che non richiedano grandi investimenti energetici personali o responsabilità.

 

Il trattamento cognitivo-comportamentale della distimia

La terapia cognitivo-comportamentale, secondo gli studi clinici, ha dato buoni risultati nel trattamento della depressione persistente, sia in affiancamento farmacologico (per le forme più gravi e cronicizzate da tempo), sia come unico intervento terapeutico (per le forme meno severe del disturbo).

Trattandosi di una patologia persistente, la distimia, ha per sua natura un decorso cronico, tuttavia è possibile intervenire attraverso la psicoterapia per modificarne l’impatto nel quotidiano, prevenire veri e propri episodi depressivi, diminuire l’entità della sintomatologia con conseguente miglioramente del benessere generale percepito dalla persona.

L’approccio cognitivo-comportamentale tratta la depressione cronica lavorando con le modalità di pensiero disfunzionali con le quali la persona mantiene attive credenze negative su se stesso e sulla vita e che quindi contribuiscono ad incrementare la visione depressiva generale.

Il lavoro cognitivo ed emotivo è affiancato dall’introduzione di un progressivo cambiamento sul piano comportamentale  finalizzato ad innalzare il livello energetico, a sperimentare nuove modalità di scelta utili ad incrementare l’attività finalizzata e il contatto sociale.

All’interno della terapia ampio spazio è dedicato al lavoro sulla ruminazione, la modalità di pensiero più caratteristica e distruttiva della depressione persistente: tornare e ritornare a pensare e ripensare agli eventi passati, a ciò che si è perso e non c’è più, a ciò che non è andato bene, che non ha funzionato con autocritica e biasimo; e sulla rimuginazione: pensare e ripensare al futuro con preoccupazione, anticipare l’idea di non competenza e disvalore,  dare per scontati scenari futuri negativi cercando di prevenirli con certezza assoluta.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale aiuta la persona a conoscere meglio questi circuiti viziosi di pensiero e comportamento che supportano la patologia e fornisce il supporto necessario a trovare nuove modalità di pensiero e soluzioni volte a favorire uno stato di benessere, soddisfazione e gioia di vivere.

Ancora facente parte degli interventi proposti vi è l’osservazione e la modificazione degli schemi di pensiero danneggianti e l’uso della mindfulness, proposto sia all’interno delle sedute che in affiancamento alla terapia con la modalità standard del percorso Mindfulness di gruppo.  

L’intero processo terapeutico avviene in collaborazione partecipativa con la persona, sia all’interno delle sedute che con attività da svolgere a casa.

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